Biografia
Antonino Nacci, pittore e scultore, nasce a Monreale nel 1938. Giovanissimo si trasferisce a Sciacca per insegnare presso l’Istituto Statale d’Arte e per un breve periodo, negli anni ‘60, vive a Biella dove frequenta i circoli culturali del luogo. Importante è il rapporto con il critico Albano Rossi conosciuto nel periodo biellese che lo accompagnerà per tutta la sua vita artistica. Altra figura importante è la gallerista Fiamma Vigo che nutriva grande stima per l’opera artistica del Maestro, permettendogli cosi di esporre nelle sue gallerie di Firenze, Venezia e Roma.
Antonino Nacci può essere considerato uno dei pionieri, nonché massimi esponenti dell’arte povera e dell’arte materica-segnica in Sicilia. Grande sperimentatore, ha tratto spunto ed ha aderito a diverse correnti pittoriche: astrattismo, informalismo, arte povera. Nella produzione artistica di Nacci non vi è un decennio che possa essere paragonato al precedente; un’esplosione di creatività che avrà il suo piu’ alto apice nelle opere degli anni ‘80.
Negli anni ‘50 e ‘60 i protagonisti di questa spasmodica ricerca sono i materiali più poveri: sacchi di tela juta, ceramica, fil di ferro, carta, filo, colore che il Maestro impagina in composizioni plastiche, le quali si discostano dalle produzioni di quegli anni (vedi Burri) sia dall’uso del colore, sia da una diversa premessa artistica.
La sperimentazione prosegue e con essa la ricerca di un linguaggio che sia “altro”. Siamo negli ‘60 e Nacci aderisce alla corrente delle astrazioni che si fanno “geometriche”; ancora ritagli di juta, ma questa volta la materia viene lavorata in “collages”. Nacci, ancora in quegli anni, non sfugge agli avvenimenti che caratterizzano il periodo storico in questione, ma bensì la sua arte diventa “grido di protesta” nei confronti delle ingiustizie del mondo; è il ‘68 e la sua pittura si fa ideologica. Protagonista di questa stagione artistica sono ancora i “collages”, ma questa volta fatti con i ritagli di giornali che raccontano di un mondo che sta cambiando e di un mondo che non vuole cambiare, è la stagione dei movimenti studenteschi, della grande rivoluzione culturale e della guerra nel Vietnam.
Gli anni ‘70 si aprono con una nuova produzione artistica/concettuale. E’ l’inizio di un nuovo racconto che porterà a considerare Nacci come il pittore della “sabbia”; quella sabbia che il Maestro raccoglie dalle spiagge di Sciacca, amalgama con colla vinilica e poi stende, con decise spatolate, sulla tela e infine, ancora fresca, incide dando vita al suo mondo onirico. L’effetto straordinario è quello che la materia sporge dalla tella, disorientando l’osservatore che non puo’ non toccare, difatti i quadri di Nacci vanno toccati la comprensione passa attraverso un’esperienza sensoriale forte come il tatto.
Dapprima le incisioni sono segni rupestri su un manto di sabbia monocromo, poi il racconto si fa piu’ emozionante la “sabbia” si anima di ambientazioni e figure fiabesche coloratissime frutto di un cambio netto della sua tavolozza. Un mondo a noi sconosciuto, un mondo sì ermetico, ma che trasmette serenità e pace, un mondo ideale a cui tendere ed aspirare. Infine, l’ultima produzione è controversa, la pace sembra persa, la tavolozza diventa nero e rosso intenso e il mondo fibesco scompare per fare posto ad una nuova stagione geometrica piu’ sofferta, ma non meno intensa ed affascinante.
Il racconto aimé volge al termine, ci rimane da porci una sola domanda che purtroppo non troverà risposta: chissa’ cosa sarebbe stato dopo? Antonino Nacci muore a Sciacca nel luglio del 1989 aveva cinquant’anni.
Le sue opere sono presenti in molte collezioni pubbliche e private; di particolare interesse è la sua presenza alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Giuseppe Sciortino” di Monreale.
Andrea Nacci
